venerdì 16 dicembre 2011

Lanterna gialla (13)

Film n. 13


Il commissario Maigret (Maigret tend un piège) 
di Jean Delannoy
con Jean Gabin, Annie Girardot, Lucienne Bogaert, Jean Desailly



Parigi: in Place des Vosges, una donna è assassinata. Nel giro di pochi giorni altre tre donne fanno la stessa fine. E’ una delle più famose inchieste parigine.

Il primo dei 3 Maigret interpretati da Jean Gabin, magistrale nell'aderire al personaggio, tanto da stupire perfino Simenon. Più che magistrale direi diligente. Segue il metodo di Maigret: immersione totale nell’atmosfera del delitto. C’è anche la versione con Bruno Cremer, ma, Gabin a parte, qui il personaggio della moglie è interpretato dalla Girardot che, come al solito, è superiore a ogni  lode.  Dessailly offre una performance da applauso in un ruolo dalle mille sfaccettature e certo non facile. Lucienne Bogaert ci regala una madre dolente, consumata dalle frustrazioni e piena di rimorsi. Bella atmosfera intimista, personaggi tragicamente umani, dialoghi efficaci recitati da una squadra affiatata di ottimi interpreti.

Il  popolare personaggio di Simenon lo preferisco in provincia, dove la sua cultura contadina da il meglio di sé. C’è però un plus: in questa indagine, fallita in parte la trappola che ha teso, mette in atto la sua magistrale tecnica dell’interrogatorio. Arriva a due in parallelo: per mantenere in tensione i possibili colpevoli, che per un po’ vengono tenuti sulla graticola dell’attesa nell’ufficio del commissario o sulle panche di legno di squallide sale d’attesa. La notte è lunga e c’è veramente tanto da imparare.

 
Da segnalare la presenza di Annie Girardot, già nota e brava, ma non famosa. Il romanzo sarebbe ambientato a Montmartre, ma poco cambia.  Parigi è una location "aperta", ogni luogo va bene per Maigret. Se poi uno lo vuole andare a cercare, questo è il suo boulevard:

La cosa più rilevante del film sono i dialoghi degli sceneggiatori, i primi piani sui volti e le angolazioni delle riprese con chiaroscuri fumosi dello  splendido bianco e nero. Certo che mancano le scalinate con la ringhiera in ghisa, le prospettive riprese dall’alto o dal basso, ma non ce ne accorgiamo, in fondo Place des Vosges, anche se siamo negli anni ’50, è piena di fascino. Oggi, diventato quartiere di lusso, sarebbe improponibile.
Voto ****/5

Nessun commento:

Posta un commento