mercoledì 21 maggio 2014

Interviste impossibili (IV)


Il lato oscuro del delitto
Interviste improbabili
sui lati noir della linea d’ombra

Intervista n. 2

Arsenico in vecchi vasetti

Devon 1946, la villa bianco latte immersa in un grande parco verde è uno splendido modello vittoriano. Non è stato difficile parcheggiare, nascosta dietro un grosso cespuglio di carpino, la macchina del tempo. Sono atteso  dalla regina del giallo Agatha Christie. Porto con me una foto stampata su cartoncino 15x20 e chiederò una dedica.
Da ormai otto anni la mitica Agatha passa le vacanze estive nella  magione di Greenway. E’ l’unico periodo dell’anno che si ferma a riposare e riflettere. Non è stato facile ottenere un appuntamento.
Tiro la cordicella e sopra la mia testa si scatena il suono di una campana. Qualcuno si affaccia alla finestra sopra la mia testa, ma non faccio in tempo a vedere chi sia. Una voce raccomanda d’aprire.
<< Jane, per favore, puoi aprire, è arrivato quel giovanotto per l’intervista! >>
Un minuto dopo mi apre la governante. Sorride acuta e comprensiva. Assomiglia stranamente alla foto che tengo in mano.



 
Ci do una sbirciata furtivo: non è lei! Eppure assomiglia tanto alla padrona. La signora mi  precede in un salottino vittoriano. Sul tavolino c’è già disposto uno stupendo servito da tè Portmeirion, ovviamente a fiori. La teiera, bianco latte, è di Meissen.
Mi siedo. Poggio a terra la borsa. Mi sento osservato: la governante intanto mi scruta da capo a piedi. Sorride.
<< Lei mi ricorda mio nipote Ronald, anche lui è sempre in gito con una cartella di cuoio. Lui ci tiene le piantine degli appartamenti, sa fa l’agente immobiliare. Lei cosa si porta dietro? A parte la foto ufficiale di mia cugina Agatha … >>

Impacciato ripongo la foto nella borsa, ma non voglio parlare del carburatore ipertrionico estraibile: in pratica un antifurto.
<< Lei è cugina della signora Agatha? >>
<< Di primo grado e siamo cresciute insieme. Mentre lei scrive io mando avanti la casa. Sarebbe divertente se con noi non ci fosse Abby. >>
<< Abby? >>
<< Nostra cugina, lei non fa Christie, ma Brewster. E’ del ramo americano, alla fine della guerra, morta sua sorella Martha, è venuta a stare con noi. >>
<< Non l’aiuta? >>
<< Vorrebbe stare in cucina, ma è un po’ fissata, sta ore a riordinare la sua collezione di polveri e liquidi esotici. >>
<< Ciprie e profumi, immagino. >>
<< No, no: veleni di ogni tipo e di tutti i paesi. Sa che ha anche del curaro preparato dalla tribù dei Jivaros nel Rio delle Amazzoni. >>
Si voltò.
<< Vado a far bollire l’acqua. >>


Cinque secondi dopo riapparve. Almeno credevo che fosse lei. Lo credetti solo per mezzo minuto. Aveva lo sguardo inafferrabile dei folli e portava, uno per mano, due piccoli vasetti di vetro ruggine da farmacia. Li posò sul tavolino. Il suo sorriso m’impietrì. “Così sorride il serpente a sonagli alle prede”, pensai. La signora prese un cucchiaino.
<< Lei viene dal passato vero? >>
Venivo dal futuro, ma come spiegare? Comunque, impegnata ad aprire un vasetto, non mi avrebbe ascoltato.
<< Le farei assaggiare una puntina di cantarella, così mi dice se è uguale a quella che preparava Lucrezia! >>
Si accorse della mia smorfia.
<< Non le piace? Allora ho qui un olio essenziale di oleandro, anch’esso in uso nel rinascimento. >>
S’era armata di un contagocce.
<< Lo vuole degustare puro o lo diluiamo nel tè? Si sente meno l’amaro … >>
Una voce la richiamò dall’alto.
<< Abby, lascia in  pace l’ospite! E’ venuto per sapere di Hercule e di Miss Marple non dei tuoi intrugli! >>
Abby non si scompose. Posato il contagocce fece per frugarsi in tasca.
<< Avrei anche del solfato di tallio, funziona che è una meraviglia e non deve ingerirlo basta metterlo a contatto con la pelle, nella biancheria e nel lucido da scarpe della vittima ... >>
Alle sue spalle si materializzò la cugina Jane, sbuffava più del bollitore che reggeva in mano.
<< Abby, ora basta! Ritorna subito nelle tue stanze! >>
Abby raccolse la sua roba e se ne andò brontolando: “Tanto prima o poi il tallio lo farete usare a qualcuno dei vostri assassini!”. Miss Jane si scusò.
<< La perdoni, è invadente. Poverina da giovane ha fatto esperienza nel dispensario di un ospedale. Qui la consultiamo come esperta, ma non ha abbastanza sfogo: mica si può far ammazzare la gente solo coi veleni! E poi Agatha è veloce, ma non riesce a scrivere più di quattro romanzi all’anno! Così è diventata anche gelosa di Hercule il giardiniere. >>
<< Perché gelosa? >>
<< Hercule, durante la prima guerra mondiale era il furiere dell’armeria del suo reggimento. Così sa tutto di pistole, moschetti, baionette, sciabole e gas nervino. Per i delitti più violenti, Agatha, consulta lui. C’è stato un anno che mi ero ingelosita un po’ anch’io. Quando ho capito che, per non annoiare i lettori, c’era bisogno d’alternanza mi sono calmata. Vede, Hecule, è lì fuori che pota la siepe di tuja. >>
Mi alzai ed andai alla finestra. Vidi un ometto in cima a uno scaleo che armeggiava con un paio di forbici. Era poco più di cinque piedi e quattro pollici, ma si muoveva, seppure un tantino rigido, con grande dignità. La sua testa era esattamente la forma di un uovo, e la teneva un po' appoggiata su un lato. Enormi baffi a punta girati a manubrio, alla militare.
Più tardi, dopo il tè, mentre Agatha mi faceva una dedica sulla sua foto pensai che presto le forbici da giardiniere sarebbero state usate in un romanzo da  per un delitto.
(IV-segue)

Nessun commento:

Posta un commento