giovedì 5 giugno 2014

Matematica e gialli (app - I)



La Matematica dei  gialli
ovvero
formule grondanti sangue

Appendice - parte I
Premessa 

Hercule Poirot e il giallo classico


Agatha Christie è  ritenuta un punto di riferimento del giallo, partiamo da lei: ci farà da anfitrione Hercule. Il suo primo romanzo Poirot a Styles Court ha per protagonista il più famoso detective del mondo: Hercule Poirot. Il lettore che, preso da insana voglia di conoscere la soluzione del mistero, ne sbirciasse le pagine finali, leggerebbe, al termine del penultimo capitolo, un'affermazione di Poirot: "Messieurs, mesdames, l'assassino è il signor XX YY". A seguire una dettagliata dimostrazione di questo enunciato nell'ultimo capitolo. Non si tratta di un caso: è la ricorrente struttura del giallo classico. Nel capolavoro di Agatha Christie,   L'assassinio di Roger Ackroyd , alla fine del terzultimo capitolo, Poirot, sempre lui,  smaschera il colpevole. Caso non facile: occorrono due o tre capitoli per  spiegare il mistero!
La struttura logica della narrazione richiama quella degli articoli di Matematica. Anche lì, di regola, si enuncia un teorema (come dire: l'assassino è Pinco Panco") e si passa poi a darne prova particolareggiata e inconfutabile. Senza analizzare il comportamento investigativo di Miss Marple (più o meno lo stesso) chiudiamo la premessa.
E' davvero un po' poco. Non  basta questa superficiale (e  anche un po' forzata) somiglianza, per spiegare il rapporto tra Matematica e gialli. Dobbiamo lasciare zia Agatha e passare ad altri autori. Per far questo seguirò la mappa di Carlo Toffalori (Il matematico in giallo - Guanda 2008) che tanto mi ha facilitato il cammino.

Auguste Dupin


Ricominciamo da tre. Non dal film di Troisi, ma dai tre racconti che decretano la nascita del giallo: Assassinii della Rue Morgue, La lettera nascosta e Il mistero di Marie Roget.  E. A. Poe è l'autore, siamo nel 1841 e sulla scena della Rue Morgue incontriamo per la prima volta il cavaliere Auguste Dupin: il protodetective. Così  lo descrive Poe: personaggio affascinante e inquietante, "innamorato della notte", lucido ragionatore e solutore di misteri. Poi, nel presentarci il personaggio, individua   nella capacità di analisi la principale dote  e osserva che "la facoltà di risolvere un problema è probabilmente molto rinforzata dallo studio delle matematiche e in modo particolare dell'altissimo ramo di questa scienza che - impropriamente e solo in ragione delle sue operazioni in senso retrogrado - è chiamato analisi, come se fosse proprio l'analisi per l'eccellenza". E' qui che la Matematica comincia a far capolino nella storia del giallo, anche se Poe   distingue l'analisi che aveva in mente da quella che veniva e viene comunemente chiamata Analisi matematica, che   in quegli anni   i  primi passi come disciplina autonoma. Per spiegare dunque a quale analisi si riferisce, Poe la descrive  come differente dal puro calcolo o dall'ingegnosità, che ne sono solo aspetti particolari: "come l'uomo forte gode della sua potenza fisica e si compiace degli esercizi che mettono in azione i suoi muscoli, così l'analista si gloria dell'attività di risolvere e trova piacere anche nelle occupazioni più comuni purché diano gioco al suo talento. Così gli piacciono gli enigmi, i rebus, i geroglifici: e nelle soluzioni dimostra un acume che al discernimento volgare appare soprannaturale: i risultati, abilmente dedotti dalla stessa essenza e anima del suo metodo, hanno veramente tutta l'aria dell'intuito".



Dopo questa dotta premessa, per meglio illustrare ciò che ha in mente, Poe passa al racconto del mistero della Rue Morgue e dell'orrendo delitto che lì avviene, quasi a esemplificare, nella soluzione logica ed essenziale che Dupin fornisce, la capacità di analisi lungamente descritta.
Il richiamo alla Analisi e alla Matematica è comunque presente e non marginale, né episodico e fine a se stesso. Il discorso ritorna anche nel più famoso racconto di indagine di Poe,   La lettera rubata   ancora con Auguste Dupin come protagonista.




In questo caso, Dupin riesce a recuperare in modo semplice e brillante una delicata missiva misteriosamente sparita, ma ha anche  tempo per sviluppare varie considerazioni sulle capacità umane mentali che permettono crimini geniali oppure geniali spiegazioni. Ci vuole la Matematica, come il suo interlocutore gli dice, facendogli notare come il colpevole sia, appunto, un matematico e abbia addirittura scritto "con molta competenza sul Calcolo Differenziale". Ci vuole però anche la poesia, osserva Dupin , notando come il colpevole sia anche poeta: "in quanto poeta e matematico sa ragionare bene; se fosse stato soltanto matematico non avrebbe ragionato bene e sarebbe stato facilmente alla mercé degli avversari". L'autore arriva ad affermare che "la ragione della matematica è considerata da tempo la ragione par excellence". Prendendo spunto da questa osservazione  Dupin si scatena in una lunga (e pallosa) digressione  sul ruolo della Matematica pura (insensibile alla poesia). Ribadisce l'eccellenza della sua analisi, da distinguere certamente dall'Analisi matematica; anzi, contesta ai matematici di aver instaurato "con abilità degna di miglior causa, il riferimento del termine Analisi" quella che è soltanto "Algebra". Bisogna scusarlo, Poe, ancora Sherlock Holmes non era nato e Peirce non si era occupato dell'abduzione!
A parte questo, non c'è che dire Poe dimostra molto interesse per la Matematica, certamente sopra lo standard usuale dei non matematici, ma disprezza i matematici! Eh se avesse saputo dell'abduzione! 
Non finisce qui. La Matematica si affaccia di nuovo nell'opera di Poe.  Nelle note finali del terzo racconto di indagine, Il mistero di Marie Roget,  sempre con Dupin, si parla del ruolo (positivo) della Matematica e in particolare del Calcolo delle probabilità. E il ragionamento lucido e stringente che pervade molti lavori di Poe ha chiare analogie con l'usuale sviluppo del pensiero matematico.
(app. - I - segue)

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